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Prendi Parigi, un battello sulla Senna e… – Massimo e Valentina

Dal momento che lo spirito di questa rubrica è quello di narrare le più belle proposte di matrimonio, mi piace l’idea che non sia solo io a scrivere quelle che mi sono state narrate ma che anche voi possiate scrivere le vostre, così da ispirare o anche solo emozionare i lettori. Qui sotto trovate la prima, quella di Massimo e Valentina. Ma scrivetemi pure per raccontare la vostra!

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4°C

4°C?! Non vedevo questo accostamento dai tempi del liceo, solo che si trattava della scritta sulla porta di una classe, non certo di una temperatura. Attorno a noi. A Parigi, d’accordo, ma chi caspita si aspettava che a Parigi a fine Gennaio facesse sto freddo?

Io mi immaginavo grandi passeggiate, lo sguardo dalle torri di Notre Dame che spaziava lungo tutta la città, goduto magari abbracciando un gargoyle per poi riflettere che forse era meglio abbracciare la mia futura moglie. Mi aspettavo pure di girare in lungo e largo i musei, scoprendo chicche come le immense pareti con le Ninfee di Monet al Museo dell’Orangerie o criticando chi entra nella sala della Gioconda al Louvre per fare una foto e andare via, così da dire di esserci stato. E, per carità, l’abbiamo fatto più del previsto, visto che un freddo del genere in vita nostra non l’avevamo mai sperimentato.

Perché Parigi? C’è chi pensa sia il massimo dei cliché, quasi banale. Io invece pensavo che fosse il minimo, vista l’importanza dell’evento. I riti di passaggio molti li descrivono come dolorosi, quindi perché non renderli spettacolari e indimenticabili in positivo? Avevo pianificato molto (non tutto, è bene lasciare un margine di sorpresa anche per chi organizza, vedi le suddette ninfee), avevo scelto con cura la location e avevo l’anello, trovato senza perdermi troppo in dettagli tecnici: l’avevo visto, avevo sentito fosse quello giusto, mi ero dissangu…ehm, l’avevo comprato.

Pochi indugi, organizzazione lampo. Era così che doveva andare. L’idea mi era venuta sul letto di ospedale il 23 Dicembre 2010, dopo che due giorni prima me l’ero vista brutta dato che non mi era stata diagnosticata una peritonite in atto e mi salvai per miracolo. E a quel punto l’idea stessa di fare una follia a Gennaio, dopo nemmeno un mese dall’operazione, non mi sembrava affatto una follia. E, ora che ci penso, anche in quel letto faceva un freddo cane. Un segno?

Non mi ero sbottonato su nulla se non la destinazione del viaggio. La sera dell’evento, la seconda passata a Parigi, passeggiavamo vicino la Torre Eiffel quando la vedemmo illuminarsi, brillando in modo che entrambi ignoravamo fosse persino convenzione. Lì vicino si trovano dei gradini che permettono di scendere e percorrere il molo che costeggia la Senna. Non sarebbe stata una grande idea farlo col buio, se non fosse che lì attraccano i battelli che offrono delle mini-crociere sul fiume. Ci aspettavano due posti sulla nave del Bateaux Parisiens e, nello specifico, al tavolo del ristorante interno, dove avremmo consumato la cena lungo il percorso.

Bateaux Parisiens

Classe, eleganza, atmosfera. Il panfilo aveva pareti e tetto trasparenti e, dato che molti luoghi simbolo di Parigi danno proprio sul fiume, illuminati in quel modo non potevano che risultare un contorno importante a una cena unica. Di turistico c’era ben poco, se non un fotografo che immortalava con degli scatti le coppie, dettaglio tollerato visto che nel pacchetto che avevo acquistato era inclusa anche una foto professionale della serata (dal costo altrimenti spropositato). Clic, clic, fotografo sparito, inizia la crociera.

Ovviamente avevo con me l’anello, col piccolo dettaglio di non trovare un posto adeguato per tenerlo, dato che la classica confezione cubica sarebbe risaltata sotto la giacca, rovinando la sorpresa. Lo stesso dicasi per la tasca dei pantaloni, visto che avrebbe dato la parvenza di eccitazione eccessiva e mi avrebbe fatto bloccare dai gendarmi prima del dolce. Il borsello? Come no, dopo quanto avevo letto su truffe e furti ai danni di turisti. Ecco quindi un compromesso: scatola nel borsello, anello con me. Sul momento sembrava una buona idea. Sul momento.

La serata prosegue nel migliore dei modi. Una donna tanto splendida quanto importante di fronte, un’atmosfera perfetta, una città magica tutto intorno. Un freddo cane, ma forse l’ho già detto.

Inizia il conto alla rovescia per il momento clou, donde il problema di ricomporre la degna coppia scatola+anello senza dare troppo nell’occhio nell’ordine

  1. 1) la splendida donna di fronte
  2. 2) i camerieri
  3. 3) l’immancabile gendarmeria che non aspettava altro che vedermi armeggiare con la patta dei pantaloni per arrestarmi.

Con un abile gioco di mano (limitato all’accoppiata scatola+anello), riesco a sfilare la prima dal borsello e associarla al secondo, il tutto sotto il tavolo. Facile a dirsi, ma cercare di immaginarsi la corretta posizione dell’anello mentre sospiri per l’emozione guardando lei, il cuore ti scoppia in petto, il cameriere ti inquieta, il gendarme ti squadra e fuori fa un freddo polare non è semplice.

Unico imprevisto: aver dovuto chiudere subito la scatola, visto l’arrivo del cameriere per ritirare i piatti del dolce. Rischiando di farla cadere, l’afferro al volo e la ripongo sulla sedia, in posizione. Si, in posizione, certo.

Era arrivato il momento.

Tu tum… Tu tum… Tu tum…

Col cuore che comincia a farsi sentire, sospirando (io, non il cuore), sposto con cura i bicchieri presenti a tavola, alcuni a sinistra, altri a destra, così da lasciare un corridoio centrale abbastanza largo per potersi tenere per mano senza rischiare di distruggere un servizio. Lei mi guarda sognante.

 

Tu tum. Tu tum. Tu tum. Tu tum. Tu tum. Tu tum.

 

Abbasso la mano sotto il tavolo, per prendere l’anello. Lei è oltre il sognante.

 

Tu tum! Tu tum! Tu tum! Tu tum! Tu tum! Tu tum!

 

Vado per afferrare la scatola. Panico! Era messa al contrario! Lei è abbastanza perplessa per l’espressione sul mio volto ma mantiene lo stato sognante.

Tu tum! Tu tum! Tu tum! Tu tum! Tu tum! Tu tum! Tu tum! Tu tum! Tu tum!

 

Risolvo il problema, la scatola compare sul tavolo, va per schiudersi. Appare la lacrimuccia.

TU TUM! TU TUM! TU TUM! TU TUM! TU TUM! TU TUM!

 

“Vuoi sposarm…”

“VOILA’!”

Con assoluta nonchalance, il fotografo di prima lancia sul tavolo le tre foto tra cui scegliere quella che avremmo ritirato. Queste volano come al rallentatore e, a contatto con la tovaglia, sembrano fare un tonfo assordante pari a quello di una sequoia secolare abbattuta. Che cade su una cristalleria.

Cala il gelo. Fermo tipo statua nella classica “posizione proposta”, con l’anello a mezz’aria, la mente inizia a vagare, tipo esperienza extracorporea, dai mille e uno modi per uccidere il fotografo e occultarne il cadavere fino allo shock puro per il tempismo assurdo della faccenda.

Sta di fatto che l’espressione di entrambi, con tanto di bocca aperta e occhio di triglia, eri pari a quella che avremmo avuto se dentro la scatola, al posto dell’anello con brillante, ci fosse stato un cartoncino con la scritta “Scherzetto! Ti piacerebbe, eh?”.

Solo una cosa poteva rompere l’incantesimo.

Un urlo, sentito chiaramente dalle mie orecchie e che mi ha riportato alla realtà.

“Chiedimelo di nuovo! CHIEDIMELO DI NUOVO!!!”

Gliel’ho chiesto.

Di nuovo, mentre passavamo di fronte Notre Dame.

Due proposte di matrimonio nell’arco di un minuto e almeno un “Si!” ottenuto. Niente male come risultato 😉

Massimo Cappanera

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